“Se mi amassi davvero lo faresti, senza che io debba chiederlo …”

“Se mi amassi davvero lo faresti, senza che io debba chiederlo …”

Differenza tra richiesta e aspettativa?

“Almeno quest’anno mi sarei aspettata che si ricordasse del nostro anniversario!”, “Mi aspettavo che mi chiamassi per dirmi che eri arrivata bene, senza problemi”, “Mi aspetto che tu faccia il tuo dovere e prenda voti eccellenti”, “Mi aspetto che tutti facciano la loro parte in casa senza bisogno che io debba sempre organizzare turni e compiti!”, “Mi sarei aspettato più interesse da parte tua per il mio nuovo lavoro” …

Quanta fatica! Anche perché il compagno, la figlia, il figlio, la moglie, naturalmente non rispondono alle aspettative, dimenticano le ricorrenze, trascurano lo studio, non mandano messaggi rassicuranti sui loro spostamenti, non fanno domande interessate sui nostri impegni lavorativi, dimenticano i piatti da lavare, la spesa e la lavatrice. Uffa!

Ma quanta tensione, quante discussioni, recriminazioni, bronci e noia ci potremmo evitare se dessimo un taglio alle aspettative, se potessimo trasformare tutte le nostre attese nascoste e inespresse in semplici e chiare richieste?

Qual è la differenza tra richiesta e aspettativa?

Le richieste sono consapevoli ed esplicite: “Ti chiedo di telefonarmi non appena sarai arrivata a casa”. Io so esattamente quello che desidero da te, non ci sono significati nascosti in questa mia richiesta, posso dichiarartela apertamente, posso chiedere, non me ne vergogno, non ho paura della tua reazione.

Se sarò capace di farti una richiesta chiara e pulita, poi saprò stare con il tuo essere d’accordo e accettare di chiamarmi, ma anche con il tuo rifiuto. Se mi dirai di no, questo non metterà in gioco la mia autostima, la mia credibilità, e nemmeno il tuo affetto per me. Significherà, semplicemente, che non potrai o non vorrai farlo, per tanti motivi che poi mi racconterai. Se ti dimenticherai e se questo mi farà arrabbiare e preoccupare, te ne parlerò, deciderò come agire e come reagire.

Le aspettative sono consapevoli e implicite, non le dichiariamo: “Mi aspetto che tu mi telefoni non appena sarai arrivata a casa. Non te lo chiedo. So che, se tu mi vuoi bene, allora lo farai senza bisogno che io te lo ricordi”.

Qual è il messaggio sottostante, nascosto? Non posso dirti cosa ti sto chiedendo realmente, e cioè se mi vuoi bene, se mi rispetti, se sono importante per te, se desideri che io sia serena e tranquilla. Non te lo posso comunicare in maniera esplicita, ma ti metto alla prova senza dirtelo, utilizzando la tua telefonata come prova del tuo amore. E la convinzione sottintesa è che “Se mi volessi davvero bene lo faresti, senza che io sia obbligata a chiederlo …”.

La soddisfazione delle aspettative è anche una conferma del potere che esercitiamo sull’altro, di quanto siamo importanti per lui o per lei. Se la mia aspettativa non sarà soddisfatta, se anche quest’anno andremo in montagna nonostante io mi aspetti che tu scelga la vacanza al mare, (perché lo sai che mi piacerebbe, non dovrei aver bisogno di chiedertelo), allora potrò lamentarmi, tenerti i musi, rinfacciarti il tuo egoismo, slogarmi una caviglia scalando un sentiero impervio e fartela pesare all’infinito.

E questa possibilità, talvolta, procura una grande soddisfazione, perversa, inutile, dannosa per la relazione. Possiamo comportarci da persecutori perché siamo sicuri di essere dalla parte della ragione, ci sentiamo vittime, siamo offesi da tanta noncuranza e disinteresse per i nostri bisogni e desideri.

Oppure sceglierò di non dirti niente, di sopportare ancora una volta il tuo egoismo, di ingoiare le mie recriminazioni, e continuare ad accumulare insoddisfazione dopo insoddisfazione, giorno dopo giorno, un’aspettativa insoddisfatta dopo l’altra, sentendomi vittima, tradita, sempre più amareggiata, fino al giorno in cui la rabbia esploderà senza un motivo apparente, e la relazione sarà definitivamente compromessa. Perché non c’è modo di risanare anni di aspettative deluse.

Stiamo parlando di giochi, di manipolazioni che tutti facciamo e che talvolta diventano la forma principale di comunicazione nella coppia e all’interno della famiglia. Perché coltiviamo le aspettative? Perché immaginiamo che gli altri siano esattamente come noi siamo, che pensino, sentano, si comportino secondo il nostro modello del mondo. E la più grande soddisfazione, nelle relazioni affettive, è quella di non dover chiedere, mai! Anche perché la richiesta esplicita spesso ci espone alla possibilità di sentirci rispondere NO, e questo è un rischio che non possiamo e non vogliamo correre.

Quando ci rendiamo conto, con preoccupazione, dispiacere o rabbia, di fare fatica a relazionarci con gli altri, con i nostri famigliari e al lavoro, di essere spesso delusi dai comportamenti altrui, di non riuscire ad amare e a farci amare come vorremmo, di sentirci spesso soli perché ci sembra che a nessuno importi di quello che desideriamo, ecco cosa possiamo provare a fare:

  • Facciamo chiarezza con noi stessi: cosa desidero veramente in questa relazione, cosa provo, cosa mi piace e cosa non mi piace, cosa vorrei chiedere, di cosa ho bisogno?
  • Quando non domando chiaramente ma resto nelle aspettative, quando non dico o chiedo cose diverse da quello che realmente vorrei, cosa ottengo in risposta? Mi piace, quello che mi viene restituito?
  • Cosa succederebbe se provassi a prendermi la responsabilità del mio desiderio e rivolgessi una richiesta esplicita e comprensibile? Se smettessi di fare giochi, manipolazioni, ricatti emotivi, dai quali ottengo sempre e solo sofferenza e insoddisfazione?
  • E se la mia richiesta verrà rifiutata, potròo stare con le conseguenze del NO? Mi sentirò crollare, andrò in pezzi, o mi dirò, semplicemente, “ha detto NO a questa richiesta, non ha detto NO a me come persona!”

  • Vi invito a provare questo esperimento in famiglia, potreste essere sorpresi dei risultati …

    Un abbraccio

    Cristina


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