Se lui non lava i piatti come e quando vorremmo noi …

Se lui non lava i piatti come e quando vorremmo noi …

Come affrontare la vita di tutti i giorni

Siamo molto soddisfatte dell’accordo che abbiamo fatto col nostro partner: la sera, noi prepareremo la cena, lui laverà i piatti.

Naturalmente noi manteniamo la nostra parte di accordo. Cuciniamo e sparecchiamo la tavola. E magari puliamo anche il pavimento della cucina o della sala da pranzo. Lui no.Messi piatti e pentole nel lavandino le lascia lì, anche fino a mezzanotte. Dice che lui, prima di lavarli, desidera rilassarsi davanti alla televisione. Vuole prima vedere il telegiornale, un film che gli piace, una partita, il dibattito del martedì.

Noi proprio non ce la facciamo a rilassarci, sapendo che in cucina c’è ancora tutto da lavare. Resistiamo mezz’ora, un’ora e poi, alla prima pausa pubblicitaria, con la scusa di andare in bagno o di bere un po’ d’acqua o una tisana, furtivamente li laviamo noi.

Lui, dalla stanza accanto, urla “Lascia stare, li faccio dopo!” e noi, con leggerezza, rispondiamo Non importa, sono due piatti appena! Li metto solo a bagno così poi è più facile pulirli!”.

E questo avviene sera, dopo sera, dopo sera. Fino a che alla quarta, quinta, centesima sera, inizia a montarci il risentimento, il fastidio, la rabbia perché DOBBIAMO SEMPRE FARE TUTTO NOI!

Avevi detto che avresti lavato i piatti, la sera! Invece guardi tranquillamente la televisione e faccio tutto io!”, “Basta che tu aspetti, li lavo finita la trasmissione, voglio prima rilassarmi! Che fastidio ti danno se rimangono un paio d’ore a mollo in cucina?”, “Non è vero, se li lasciassi lì poi li troverei non lavati anche la mattina dopo, lo so che ti dimenticheresti o che faresti finta di niente!, “Non puoi saperlo! Non mi lasci nemmeno la possibilità di farti vedere che li laverei con i miei tempi! Bisogna sempre fare tutto come dici tu, come faresti tu, se no non va bene, vero??”

E così via, in un crescendo di recriminazioni e di accuse che lasciano tutti sfiniti, offesi, insoddisfatti.

Qui, invece di seguire il solito distruttivo copione, vorrei proporvi una nuova, probabilmente sconcertante maniera di gestire la questione tra chi fa troppo e chi fa troppo poco e male. Come vi suona una comunicazione di questo tipo: “Caro partner, quando la sera faccio tutto io e non ti do’ nemmeno il tempo di dimostrarmi che rispetti la tua parte di accordo, e pulisco e lavo i piatti e poi mi arrabbio e mi sento delusa e tradita, in realtà sto facendo il gioco del Salvatore, quello che fa tutto al posto degli altri, che ha sempre il tempo, l’energia, il potere e la forza di prendere tutto sulle sue spalle. Peccato che in realtà io non ne abbia nessuna voglia, che la fatica mi pesi, che il mo umore peggiori progressivamente e mi porti a considerarti pigro, traditore, inutile, incapace di impegno e collaborazione. Voglio scusarmi con te per questo mio gioco di manipolazione che non serve a nessuno e tanto meno alla nostra relazione di coppia.

Da adesso in avanti mi impegno a rispettare il nostro accordo, ad aspettare che tu faccia le cose a modo tuo e con i tuoi tempi. E se proprio non ce la farò, se mi scapperà di togliere di mezzo subito i piatti da lavare perché è una mia esigenza, mi impegno a farlo con leggerezza, senza immaginare di essere una vittima e senza immaginare che tu sia scorretto nei mie confronti”.

Non stiamo affermando che sia sbagliato fare cose per gli altri, che sia sempre obbligatorio attenersi alle regole concordate rispetto a quello che spetta a noi e agli altri. No, anzi, essere flessibili, disponibili  e gentili è sicuramente bellissimo e fa piacere a tutti!

Qua stiamo dicendo che le coppie e le famiglie serene e competenti rispettano l’individualità dei partner, delegando e affidandosi, accettando modi e maniere differenti dalle proprie, da quelle alle quali siamo abituati e che consideriamo le migliori di tutte. E che l’equilibrio nella relazione è fondamentale: fino a dove è giusto che io mi sacrifichi, che io intervenga, che faccia senza nemmeno più provare a chiedere?

Se ci pensiamo bene, la posizione che abbiamo definito del Salvatore, è anche un ruolo di grande potere: chi fa tutto al posto dell’altro dimostra di non fidarsi, di non stimare il partner capace di agire, di crescere, di rischiare l’errore e di imparare a rimediare. Pensate al ruolo di certi genitori che “salvano” costantemente i figli dalle loro responsabilità, dalla fatica, dalla ricerca di soluzioni, dalla sofferenza. E così facendo impediscono loro di crescere.

Il risultato di questi giochi di relazione è sempre la rabbia: del salvatore, che si stanca, che non capisce perché nessuno lo aiuti e pensi al suo benessere, che costruisce una gabbia di risentimento verso il partner salvato. Del “salvato”, che non si sente né libero né capace, che si esclude progressivamente dall’azione oppure che deve piegarsi a fare come qualcun altro decide, senza possibilità di iniziativa o di originalità.

Qual è la soluzione per evitare di cadere in questi dolorosi tranelli relazionali? E’ sempre la solita, è l’onestà intellettuale verso se stessi: cosa desidero veramente fare? Perché non mi fido, non chiedo, non mi affido al partner? Fin dove voglio davvero arrivare nell’impegno reciproco, qual è il mio limite?

Un abbraccio forte

Cristina


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