Ma dove è la gioia in una famiglia così?

Ma dove è la gioia in una famiglia così?

Analisi del film Joy rappresentativo di uno strano, disfunzionale equilibrio famigliare.

Qualche giorno fa sono andata a vedere il film Joy: perché ne parlano bene, perché mi piacciono gli attori, perché la storia mi sembrava coinvolgente, originale e bella. Effettivamente si è rivelato tutto vero, tutto all’altezza delle aspettative. Adesso vi racconto un po’ di questo strano, disfunzionale equilibrio famigliare.

Come tante altre donne, Joy ha dovuto velocemente rinunciare ai propri sogni. Il divorzio rabbioso dei genitori mentre era ancora bambina e la conseguente spartizione delle due figlie, Joy con la mamma e la sorellastra invidiosa con il padre, hanno trasformato il suo mondo fantasioso e creativo di bambina in una realtà dura e meschina. Joy cresce con la missione di “salvare” da se stessa una madre depressa e incapace di vivere nella vita vera: la stanza da letto con il televisore che trasmette le soap opera degli anni ottanta è, per decenni, tutto il mondo della mamma, spaventata da quello che c’è fuori, inetta e dolce allo stesso tempo.

Joy non va all'università, naturalmente. Lavora, si sposa per amore e per “allegria” con un cantante di poche speranze con il quale fa due figli, divorzia e continua a lavorare per mantenere tutti: la madre prigioniera del suo mondo di eroine improbabili, i figli piccoli, l’ex marito fallito che continua a vivere accampato nel seminterrato della casa di Joy.

Le giornate sono faticose e complicate al limite del sadismo: ogni incombenza ricade su lei che resiste, coraggiosamente, senza rabbia, senza disperazione, gestendo tutto il circo che le ruota intorno in modo da minimizzare i danni. Unico sostegno la nonna, donna irreale, quasi un’evanescente fata madrina, elegante e pacata, che la osserva costantemente, la sostiene, la spinge a non arrendersi, le ricorda sempre che lei è fatta per avere successo.

Joy ha un talento speciale: fin da piccola ama pensare e realizzare oggetti, soluzioni, invenzioni, piccoli strumenti quotidiani per facilitare la vita alle persone. Ma oggi, in questa necessità costante di cure, attenzione, soldi, cibo, riparazioni alla casa fatiscente, la sua parte creativa, quella capace di sognare, rimane dimenticata nel cassetto, proprio come le figurine di carta che amava costruire da bambina.

Come se non bastasse, a un certo punto nella sua vita irrompe  anche il padre. Cacciato dalla compagna per amore della quale aveva lasciato la mamma di Joy, non trova nulla di strano nel sistemarsi anche lui nel seminterrato, dove vive l’ex di Joy.

Joy è la madre di tutti, l’arbitro delle loro litigate, la badante che passa sopra alle loro scortesie e disattenzioni, l’angelo che non chiede niente per sé ma resiste, sempre gentile, sempre efficiente.

Come vi suona, fino a qua? Questa struttura famigliare vi piace? Joy è un’eroina, una vittima, o una persecutrice onnipotente che tiene tutti in scacco col suo amore? Vi suscita tenerezza o rabbia? O entrambe …

Andiamo avanti: per una serie di circostanze, un bel giorno Joy ha una folgorazione delle sue, e inventa il prototipo del mocio che non si deve toccare con le mani per strizzarlo, lavabile in lavatrice, super assorbente!

Incredulità, malcelata invidia, timore, svalutazione, sostegno dividono i vari membri di questo famiglione allargato, ma lei per una volta non si lascia coinvolgere e va avanti. Incontra persone, si fa aiutare dalla più cara amica, fa dimostrazioni per strada, si umilia e combatte, fino ad arrivare a presentare il suo prodotto in una importante televendita. Ed è il successo, la fama, la possibilità di farcela.

Non pensiate tuttavia che ci sia già il lieto fine … ci aspettano ancora problemi vari burocratici e di produzione, la sorellastra che ci mette del suo per impedirle di riuscire, la stessa famiglia che la sosteneva nel successo che adesso le rimanda costantemente un messaggio di delusione, fallimento, noi te l’avevamo detto, adesso come farai a ripagare i tuoi debiti?

Nonna, ex marito, l’amica del cuore e la figlia piccola, simile a lei, preoccupata per lei, coinvolta nelle vicende della mamma in maniera francamente inquietante (vedete l’ereditarietà dei ruoli all’interno delle famiglie?), stanno accanto a Joy e alla fine, ma non vi racconto altro, ci sarà il sospirato lieto fine. Come una moderna guerriera Joy taglia i capelli, mette gli occhiali scuri, e rapidamente fa piazza pulita della sfortuna e degli ostacoli.

E quando il successo si consolida, quando la vita diventa più facile e serena, la vediamo in una bella casa, lei potente e generosa, e tuttavia ancora incapace di tenere qualcosa per sé, incapace di amarsi e di dire dei NO, ancora arbitro delle piccole e grosse questioni della sua famiglia allargata.

Perché la tristezza? In fondo è andato tutto bene, no? Hanno definito questa storia una versione moderna di Cenerentola, forse perché anche qua non si parla di amore? Forse non era proprio quello il sogno che Joy sognava da bambina? Forse mancano l’amore incondizionato e la comunicazione potenziante che alimentano l’autostima della famiglia e delle persone? Forse chi si sacrifica costantemente, chi si rende indispensabile, mi provoca diffidenza perché ha nelle mani anche un enorme potere? Quale modello sarà passato alla figlia solidale, compagna e alleata di Joy? Quali modelli maschili propone, questa famiglia moderna, disfunzionale, indifferente al benessere dei suoi componenti?

Se andrete a vedere questo film, mi piacerebbe che mi raccontaste i vostri pensieri sulle domande che ho proposto. Quella che ho visto non è gioia, casomai è resilienza, impegno, disciplina e talento. Tutto bene, per carità. Ma quale sarebbe stato, secondo voi, un vero lieto fine, soddisfacente e pieno? Cosa manca?

Vi abbraccio

Cristina


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