LA FAMIGLIA COME ALLENATORE: QUESTA SERA PAROLACCIA LIBERA!

LA FAMIGLIA COME ALLENATORE: QUESTA SERA PAROLACCIA LIBERA!

Perchè e come creare serate o giornate speciali in famiglia

Ieri una mia cara amica mi ha raccontato, giustamente ammirata, di aver conosciuto una coppia di genitori che ha adottato uno stile educativo molto particolare nei confronti dei figli, due ragazzini in età da scuola elementare. Questi genitori hanno deciso di ritualizzare alcune serate della settimana in famiglia in modo che diventino una specie di palestra per allenarsi alla vita: nel corso della prima serata è permesso dire parolacce, con tutte le estensioni del caso compreso fare gestacci, raccontare storielle spinte etc; nel corso della seconda è d’obbligo assaggiare qualche alimento o qualche preparazione culinaria diversa, inconsueta, mai sperimentata.


Mi ha fatto molto ridere la descrizione delle reazioni dei due bambini che, messi di fronte a questa improvvisa libertà, non sanno più bene cosa fare e timidamente si lanciano nel loro limitato repertorio di parole diverse e di gesti poco ortodossi, perché ciò che non è più proibito perde molto del suo fascino e della sua carica trasgressiva.

Sono rimasta molto colpita da questo racconto, e ho immediatamente concordato con la mia amica: questi genitori sono geniali! E in che modo lo sono?

Se ricordate, abbiamo parlato in un articolo precedente dell’autostima famigliare e dell’importanza che la famiglia e il suo stile di comunicazione, di strutturazione delle regole e dei permessi, di complicità e cooperazione reciproca riveste, per la crescita equilibrata e potente dei suoi componenti, di quelli piccoli in particolare.

Potremmo cioè attribuire alla famiglia un ruolo di allenatore alla vita, alla relazione con il mondo, all’intelligenza, alla gestione dell’emozione, della curiosità, dell’accettazione non giudicante della diversità che esiste fuori dai suoi ristretti confini.

Vedremo più avanti che proprio lo stile soffocante, protettivo, rigido di alcune famiglie, può diventare un fattore di rinforzo e di facilitazione al disagio comportamentale dei suoi membri più fragili e più indifesi: i disturbi del rapporto col cibo e con l’immagine corporea di sè, i comportamenti di autolesionismo, le condotte a rischio, il disagio in generale di tanti bambini e adolescenti, trovano terreno fertile nei rapporti invischiati che certe famiglie mettono in atto. Per cattiveria? Certamente no. Esistono tante forme di amore e del prendersi cura, del proteggere dai rischi e dalla sofferenza, del soffocare i conflitti per fingere un’armonia di facciata che pensiamo protegga chi ancora sta crescendo. Talvolta sono forme d’amore disfunzionale, ma ne parleremo ancora.

Proviamo invece a pensare in quanti modi una famiglia possa allenarsi e allenare al benessere e alla salute. La serata delle parolacce sdogana senza drammi una parte della quale un po’ ci vergogniamo, che ci affascina, che da’ voce ai tabù e all’aggressività, sdrammatizzando e permettendo di sperimentarsi in un contesto protetto.

Assaggiare cibi e preparazioni diverse permette di apprezzare la varietà, anche culturale, di recuperare le tradizioni, di familiarizzare con un modo diverso di nutrire il proprio corpo e la propria mente. Il rituale del cibo è educativo e coinvolgente. A tavola si conversa, si racconta, si osserva, si danno regole, permessi e divieti. Il cibo è profondamente connesso con la nostra storia famigliare e con quello che siamo diventati come persone. Assaggiare qualcosa di nuovo significa cambiare punti di vista e superare stereotipi. Significa anche dire NO a ragion veduta, e non per partito preso.

Quante altre serate o giornate speciali potremmo pensare, oltre alle due appena commentate? La serata del ridere e del buonumore, dove ciascuno si impegna a trovare modi per far ridere gli altri e si permette di ridere anche se non ne ha voglia o motivo apparente (soprattutto gli adulti …); la serata della televisione a tavola, mentre si cena, commentata, condivisa, dove poi si discute la differenza tra il cenare con e il cenare senza la TV.

E ancora, la serata dell’identità e dei talenti, dove tutti impariamo a parlare di noi e a comprendere bene chi siamo, quali sono le nostre caratteristiche positive, in cosa siamo diversi da tutti gli altri. Semplicemente si possono raccontare piccoli episodi di successo, e cercare di capire in che modo siamo stati bravi, quali nostre caratteristiche abbiamo messo in campo per avere successo. Questo tipo di addestramento, fatto con gli adulti ma anche con i bambini, forma alla progettualità, all’espressione dei desideri, allena a sognare e a trovare la propria strada. In cosa sono bravo? Se oltre a prendere bei voti in matematica sono anche un ottimo leader del mio gruppo di compagni e vado benissimo in skateboard, potrò dire cose diverse di me, e cominciare a consolidare una mia forte identità personale prima, scolastica e professionale poi.

E come sarebbe interessante allenare le persone della famiglia alle competenze dell’ascolto autentico? Quello empatico, dove sinceramente si cerca di comprendere il punto di vista dell’altro, senza consigliare, senza giudicare o parlarsi addosso? Ciascuno ascolta attentamente chi sta parlando e poi prova a riformulare ciò che ha sentito e compreso, “Allora, se ho capito bene, hai detto che oggi al lavoro … etc”. E poi si potrebbe anche provare a dichiarare lo stato d’animo di chi racconta e di chi ascolta, “Ti sei sentita soddisfatta oggi e io provo gioia per te”.

Potremmo pensare ancora molti esempi e proporre tanti esercizi, personalizzati sul nostro stile di famiglia, sull’età dei nostri figli, sui tempi che condividiamo insieme. Le famiglie sono il primo laboratorio dal quale nascono e nel quale si formano le persone, gli uomini e le donne, i futuri compagni, genitori, professionisti.

La famiglia che allena all’autostima e al benessere è il primo nucleo della felicità. Che è contagiosa, come sempre, da noi al mondo!

Vi abbraccio

Cristina


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