Genitori o super eroi?

Genitori o super eroi?

Diventare genitori, una decisione importante

Quando inizia a farsi strada in noi l’idea di diventare genitori, cominciamo  a fare i conti con noi stessi: con la nostra storia di figli, con i nostri desideri e speranze, con le paure legate alla realtà concreta, con i timori legati ai concetti di inadeguatezza, di perdita della libertà, di responsabilità e impegno per sempre.

“Sarò capace? Perderò gli amici? Come farò con il mio lavoro? Riuscirò a capire di cosa ha bisogno quando piange? E se da adolescente non sarò in grado di comprenderlo? Se prenderà strade pericolose? Chi ci aiuterà quando avremo degli impegni? Come sarà la mia vita di coppia?”

Siamo circondati da amici, parenti, colleghi, tutti esperti, tutti volenterosi e coinvolti, anche nostro malgrado. Da chi ci esorta sostenendo che non esista esperienza più sublime, da chi non esita a darci consigli, a congratularsi, a metterci in guardia, a raccontarci la sua esperienza. E tutti sembrano saperne più di noi, e tutti sembrano avere certezze, soluzioni, verità.

Ma non solo: chi decide oggi di intraprendere il cammino che lo porterà a essere genitore, può contare su una serie infinita di corsi di preparazione, sanitari, di meditazione, di ginnastica, di corredino, tutti finalizzati a rendere consapevoli i futuri genitori dell’importanza del periodo prenatale e perinatale, favorendo il benessere del piccolo e della relazione con la famiglia che lo accoglierà. Consigli, condivisioni, avvertimenti, soluzioni, esperienze: tutti utili, tutti sensati, tutto per il meglio.

E tuttavia, quando sentiamo che è arrivato il momento di decidere se diventare genitori, o anche quando siamo in attesa di un figlio perché la decisione l’abbiamo effettivamente presa, spesso ci sentiamo completamente soli. Affiorano le nostre paure, le nostre incertezze, perché il cambiamento in atto è grandissimo e affrontarlo è spesso difficile, mentre le aspettative altrui ci vogliono sempre felici, convinti, positivi.

Diverso è pensare a se stessi come genitori futuri, diverso è essere in attesa di un figlio che ancora possiamo solamente immaginare, ancora diverso è vedere questo figlio davanti a noi, reale, in carne e ossa.  In ciascuna delle diverse fasi qualcosa di grande è già cambiato, e affrontare un grande cambiamento può fare paura, anche quando si tratti di una gioia senza pari, della realizzazione di un desiderio, di un progetto di felicità e di costruzione comune per la coppia e per la famiglia.

Vero è che la maggioranza delle coppie di oggi non ha potuto contare su una storia famigliare piena di fratelli e sorelle, zie e zii, cugini, nipotini. Poche persone ormai portano con sé l’esperienza e la memoria quasi rituale dell’accudimento di bambini piccoli e più grandi all’interno di una rete di sostegno e cooperazione tra madri, sorelle, zie, amiche di famiglia. Il concetto attuale di genitore è molto diverso da quello insito nella famiglia tradizionale, con i ruoli e i compiti ben chiari e suddivisi, con le certezze, giuste o sbagliate che fossero, sul cosa fare e a chi rivolgersi in ogni occasione.

Occasioni che spaziano da quelle più banali e quotidiane: quante volte al giorno dargli la pappa? Lasciarlo piangere se non vuole dormire da solo o portarlo nel lettone? Fino alle più complesse: parlargli o no della sessualità? Televisione e computer come e con quale controllo? Come reagire di fronte ai conflitti e alle bugie?

In questi giorni mi è capitato di ascoltare storie di persone che tentano di avere un figlio con l’intento di cementare una relazione di coppia che è diventata insoddisfacente e vuota. E la parola stessa, “cementare”, mette i brividi. Forse perché significa irrigidire e congelare nel tempo qualcosa che, per definizione, deve essere flessibile, mobile, in continuo aggiustamento? Significa forse bloccare la continua ricerca di equilibrio che caratterizza la coppia che dura nel tempo?

Ma allora, quali sono i presupposti più giusti per dare vita a un figlio? Come mantenere un benessere personale e di coppia che renda questa grande avventura un progetto pieno di amore e di soddisfazione condivisi?

Un genitore nasce ancora prima che nasca effettivamente un figlio, e deve essere formato, sostenuto, accudito e accompagnato, perché sia preparato, consapevole dell’importanza del suo ruolo, ma anche lieve, sollevato, fiducioso, pieno di gioiosa aspettativa e di speranza.

Un genitore deve essere preparato ad affrontare almeno tre incontri importantissimi: quello col piccolo bambino pensato e immaginato; quello con il proprio partner, genitore a sua volta e non più solamente parte della coppia; quello con se stesso, non più figlio ma genitore consapevole e responsabile.

Come fare? Il seguito nelle prossime puntate!

Un abbraccio

Cristina


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