La Cappella Sistina, l’artista e i suoi ostacoli

La Cappella Sistina, l’artista e i suoi ostacoli

Benvenuti miei carissimi lettori e lettrici di Dreaming of Art, questa settimana vi trasporterò a Roma, la città eterna.

Roma ha il profumo della storia, la folla corre per la città, da un monumento all’altro, da una strada all’altra e la storia di Roma ci circonda con le sue meraviglie, custodite in questo tempio italico.

Convoglierò la mia attenzione di nuovo su Michelangelo per coglierlo alle prese con la  Cappella Sistina, al centro della Chiesa di Roma ,San Pietro.

Michelangelo è uno tra gli artisti che più ammiro, nelle sue masse umane, la maestosità la plasticità sono una delle infinite sfaccettature del suo genio artistico.All’interno del percorso del Musei Vaticani, alla vista dello spettatore si apre uno scenario che ha del divino in ogni sua parte, la Cappella Sistina, dedicata a Maria Assunta in Cielo è qualcosa di così intenso da sembrare accecante!

Sotto il papato di Giulio della Rovere, Michelangelo Buonarroti intervenne sulla decorazione esistente, realizzata da illustri maestri, ma che ormai aveva subito parecchi danneggiamenti.

Di fronte allo scenario della  Cappella Sistina una delle prime cose che mi ritrovo a pensare, da artista, non riguardano solo l’infinità bellezza del tutto, ma  anche le  difficoltà tecniche che Michelangelo dovette affrontare per compiere tale prodigio.

Dietro un’opera d’arte di quella portata c’è un grande impegno incredibile, su tutti i fronti, dall’aspetto tecnico a quello logistico e/o architettonico, prima poter approcciarsi al dipingere.

Più l’opera è grande e maestosa, più le difficoltà aumentano;  il nostro occhio non è in grado di percepire un insieme così grande, ove proporzioni e precisione delle forme vivono equilibri precari.

Tra le tante cose, Michelangelo necessitava di una struttura di supporto per raggiungere le altezze della volta e fu l’architetto Bramante a volerlo aiutare costruendo per lui una speciale impalcatura, sospesa in aria per mezzo di funi.

Ma Michelangelo temeva che questa soluzione avrebbe compromesso il soffitto, una volta completato il lavoro, così costruì un’impalcatura da sé, una semplice piattaforma in legno su sostegni ricavati da fori nei muri posti nella parte alta vicino alle finestre, organizzata in gradoni in modo da permettere un lavoro agevole in ogni parte della volta.

Ecco allora un altro ostacolo tecnico, il primo strato di intonaco steso sulla volta cominciò ad ammuffire perché troppo bagnato; Michelangelo dovette rimuoverlo e ricominciare da capo il lavoro, ciò lo portò a sperimentare nuova miscela di intonaco con l’aiuto di  uno dei suoi assistenti, Jacopo l’Indaco.

Il progetto iniziale della Cappella Sistina prevedeva la rappresentazione dei Dodici Apostoli, ma divenne via via più articolato e complesso fino a contenere numerosi temi e le figure furono realizzate come se fossero frontali, sviluppate davanti all’occhio dello spettatore.

I pannelli principali che si trovano al centro raffigurano scene del Libro della Genesi, della Creazione e della Caduta dell’uomo, subito dopo il diluvio di Noè.

Accanto a ciascuna di queste scene, su entrambi i lati, ci sono i grandi ritratti dei profeti e delle sibille che annunciano la venuta del Messia, nel le lunette sono raffigurati gli antenati di Gesù e le storie della tragedia del popolo ebraico.

Sparsi qua e là ci sono figure più piccole: putti e nudi per un  totale di più di 300 figure dipinte sul soffitto.

La dimensione  di quasi 500 m² della decorazione non spaventò il grande Michelangelo che  a tempo di record e quasi in modo solitario realizzò tale opera, tra il 1508-1512.

Michelangelo, da persona ambiziosa com’era, aveva riconosciuto l’occasione di dimostrare la sua capacità di superare i limiti!

La sensazione, però, di essersi cimentato in un’impresa in cui non era sufficientemente esperto e le difficoltà iniziali portarono l’artista a una profonda scontentezza iniziale  che manifestò in una lettera al padre del 27 gennaio 1509: «Questa è la dificultà del lavoro, e ancora el non esser mia professione. E pur perdo il tempo mio senza fructo. Idio m’aiuti».

Le sue condizioni di lavoro furono molto dure;  poca era  luce che filtrava attraverso le finestre e le impalcature era incrementata dall’illuminazione incerta e poco omogenea di candele e lampade; il capo doveva essere tenuto all’indietro, causando “grandissimo disagio”.

Michelangelo che non poté vedere la volta dal basso nel suo complesso e senza i ponteggi per molto tempo; si accorse successivamente  di aver troppo gremito le scene di personaggi di scala non grandissima, poco leggibile dai tredici metri che separano il soffitto dal pavimento.

Quindi  ripensò il proprio stile per gli affreschi successivi: nel Peccato originale e cacciata dal Paradiso Terrestre e nella Creazione di Eva la raffigurazione divenne più spoglia, con corpi più grandi e massicci, gesti semplici ma eloquenti, accentuando maggiormente la grandiosità e l’essenzialità delle immagini, rarefacendo ogni riferimento al paesaggio circostante.

Le variazioni stilistiche non si notano, nella visione totale dell’opera ,anzi vista dal basso la volta ha aspetto perfettamente unitario, dato anche dall’uso di un’unica, violenta e decisa cromia.

Insomma Michelangelo dovette affrontare numerosi ostacoli  prima di poter ultimare un lavoro che oggi è una delle opere più apprezzate in tutto il mondo.

Era egli non  solo un artista ma anche un uomo che sapeva porsi nuove mete e traguardi e solo questo poteva essere un uomo ha realizzato qualcosa che si avvicina al divino !

Naturalmente nel 1534, Michelangelo tornò a lavorare nella Sistina con un’altra impresa colossale, il Giudizio Universale, che occupa l’intera parete dietro l’altare, ma questa è un’altra storia!

Vi aspetto con una nuova emozione di Dreaming of Art.


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Sono un'artista italiana, Internazionale, la mia ambizione è guidarvi nell' Arte e scoprire la sua connessione con la Vita.

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