“Io non mi drogo, io sono la droga”. Salvator Dalì

“Io non mi drogo, io sono la droga”. Salvator Dalì

Benvenuti miei carissimi lettori e lettrici di Dreaming of Art, questa settimana , tornerò a Barcellona alla scoperta di Salvador Dalì.

“Io non mi drogo, io sono la droga”.

Così proferiva Salvador Dalí, pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo.

Dalí nasce l’11 maggio del 1904 a Figueres, pochi mesi dopo la morte del fratello maggiore a causa della meningite, questa morte prematura segnò tutta la sua vita; egli fu, per sempre, ossessionato e spaventato dal sesso, facendosi carico delle paure materne che lo portarono, addirittura, a credere di essere  la reincarnazione del primo figlio.

Il rapporto con il padre sarà sempre tormentato, duro e autoritario egli ostacolerà  la carriera e la formazione del figlio fino al 1929, quando lo  cacciò a forza dalla casa paterna. Al padre che intendeva diseredarlo Dalí , in risposta, mise in mano  un preservativo contenente il suo sperma dicendogli “Tieni. Ora non ti devo più nulla!”.

Frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Madrid, da cui successivamente venne  espulso dichiarando chenessuno era bravo abbastanza per potergli insegnare qualcosa, già all’epoca  attirava interesse su di sé con i suoi modi da eccentrico dandy; portava i capelli e le basette lunghe, giacche, calze e calzoni alla zuava, si fece crescere vistosi baffi, ispirati a quelli del grande maestro del Seicento spagnolo Diego Velázquez, e  che finirono per diventare un tratto inconfondibile e caratteristico del suo aspetto per il resto della vita.

Presto  andò a  Parigi, dove  incontrò Picasso, di cui subì l’influenza pittorica, ma egli assorbì influssi di moltissimi stili, dalla pittura classica all’avanguardia più estrema  e a Barcellona le esposizioni delle sue opere attrassero attenzione.

Nel 1929 incontrò la sua musa e futura moglie Gala, il cui vero nome era Elena Ivanovna Diakonova,  un’espatriata russa di undici anni più vecchia di lui, allora moglie del poeta surrealista Paul Éluard.

Fu la donna che lo guarì dalle paranoie sessuali e non solo; l’irruzione di Gala nella vita di Dalí segnò profondamente l’opera e l’esistenza del grande artista spagnolo divenendo la sua modella ispiratrice, una musa ambigua, assai discussa per la nefasta influenza esercitata sul giovane Dalí , una figura complessa ed enigmatica, più che moglie fu amante, madre e agente artistico di Dalí.

Già a venticinque anni, Dalí era in grado di realizzare dei quadri come “Il grande masturbatore”, una delle sue opere più note ed importanti, in cui sono già presenti tutti gli elementi della sua produzione matura. il quadro presenta tutta una serie di simboli di natura sessuale e soprattutto anticipa l’interesse del pittore  per le forme molli, le conchiglie, i sassi e perfino le cavallette che diventeranno decisive nella sua produzione successiva.

Nel 1931 dipinse, “La persistenza della memoria”, la surrealistica immagine di alcuni orologi da taschino, flosci e sul punto di liquefarsi: gli orologi che si sciolgono rappresentano la memoria, che invecchiando negli anni perde forza e resistenza.

Dalì  mantenne un comportamento ambiguo sul rapporto tra politica e arte; insistette sul concetto che il surrealismo poteva  esistere anche in un contesto apolitico e si rifiutò di condannare esplicitamente il fascismo ,perciò, nel  1934, fu sottoposto a un “processo” a seguito del quale fu formalmente espulso dal gruppo dei surrealisti e a  reazione dichiarò: “Il surrealismo sono io”.

Nel 1936 dipinse “ Morbida costruzione con fagioli bolliti”: premonizione di guerra civile spagnola ; Il quadro è uno dei più belli e inquietanti dell’artista spagnolo: la tela è dominata dalla figura mostruosa di due corpi deformi, che si sovrastano e quasi strozzano l’un con l’altro, come ad indicare le due fazioni in lotta appunto in una guerra civile, il paesaggio è probabilmente quello dell’infanzia del pittore.

Ne la “Metamorfosi di Narciso”, riprende la leggenda della trasformazione del personaggio mitologico ma la cala nell’estetica e nel surrealismo: a sinistra dl quadro infatti si vede, dipinta con colori caldi, la figura umana di Narciso, quasi in posizione fetale e pronto alla trasformazione, mentre sulla destra, con colori decisamente più freddi e con una qualche precognizione della morte, si staglia una mano che ha le medesime forme del corpo di Narciso, mano che tiene tra le dita un uovo dal quale nasce un fiore di narciso.

Nel 1936 all’Esposizione internazionale surrealista di Londra tiene la sua conferenza, intitolata Fantômes paranoïaques authentiques, si presenta vestito con tuta e casco da palombaro, tenendo in mano una stecca da biliardo e con due levrieri russi al guinzaglio: “Ho solo voluto mostrare che mi stavo ‘immergendo a fondo nella mente umana.”

In quel periodo il principale mecenate di Dalí è il ricchissimo Edward James, che lo aiuta ad emergere nel mondo dell’arte acquistando molte sue opere e supportandolo finanziariamente.

Durante la Seconda Guerra Mondiale si trasferisce con la moglie a New York dove incontra Amanda Leer con cui avrà per molti anni una relazione clandestina.

Con l’approssimarsi della fine della Seconda guerra mondiale lo stile di Dalí cominciò a cambiare; da un lato il surrealismo come movimento artistico stava entrando in crisi, dall’altro, Dalí era ormai un artista, e sarebbe forse meglio dire un uomo di spettacolo.

 “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio” è uno degli ultimi grandi quadri di Dalí, realizzato nel 1944: la scena è dominata da una donna nuda che dorme, mentre dietro di lei da una melagrana fuoriesce un pesce, dal quale a sua volta escono due tigri, precedute a loro volta da una baionetta, mentre sullo sfondo un elefante probabilmente ispirato dell’Obelisco della Minerva del Bernini cammina su lunghissime zampe.

Egli doveva continuare a stupire, perché su quello aveva fondato gran parte della sua carriera, ma lo stupore poteva destarlo con i quadri ma anche, con le fotografie, i film, le apparizioni pubbliche, i telegrammi, le dichiarazioni e perfino con i suoi baffi arcuati.

George Orwell in un saggio scrisse: « Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalí è contemporaneamente un grande artista ed un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l’altra né, in alcun modo, la influenza. »

« Ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere: quello di essere Salvador Dalí ! »

Morirà nel 1989 in Catalunya, viene sepolto a Figueres, nel Teatro Museo a lui dedicato.

Vi aspetto alla  prossima  emozione di Dreaming of Art .


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Sono un'artista italiana, Internazionale, la mia ambizione è guidarvi nell' Arte e scoprire la sua connessione con la Vita.

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