Giotto e il suo stile: la rivoluzione in pittura

Giotto e il suo stile: la rivoluzione in pittura

Benvenuti miei carissimi lettori e lettrici di Dreaming of Art, questa settimana vorrei del grande pittore, Giotto.

La sua nascita, secondo la maggioranza degli esperti risale al  1267, mentre, per alcuni,  è il 1276 la data esatta della sua nascita; è quella attribuitagli da Giorgio Vasari, pittore, architetto , storico dell’arte italiano e autore de le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani da Cimabue sino ai tempi nostri.

Giotto, nacque a Colle di Vespignano, in quello che attualmente è il Comune di Vicchio nel Mugello da una famiglia di contadini, il suo maestro, come molti sapranno, fu Cimabue.

Ricordo che, studiandolo a scuola, rispetto ad altri  grandi artisti, non ho mai nutrito una grande enfasi per la sua pittura, forse perché molte cose, com’è noto, le si comprendono nella loro totalità in età matura, avvicinandosi alla pittura non solo attraverso lo studio sui libri.

Ma , da bambina, mi  avevano affascinato la leggende che seguivano il suo nome; Giorgio Vasari racconta come Giotto fosse capace di disegnare una perfetta circonferenza senza bisogno del compasso, la famosa “O” di Giotto.

Si narra, inoltre,  che Cimabue, il suo maestro  avesse scoperto la bravura di Giotto mentre disegnava delle pecore con del carbone su un sasso, aneddoto riportato da Lorenzo Ghiberti e da Giorgio Vasari.

Altrettanto leggendario è l’episodio di uno scherzo fatto da Giotto a Cimabue dipingendo su una tavola una mosca: essa sarebbe stata così realistica che Cimabue tornato a lavorare sulla tavola avrebbe cercato di scacciarla.

Ma perché la pittura di Giotto è così importante ?

Egli, con il suo lavoro, realizza una svolta estetica innovativa rispetto all’arte  bizantina che dominava lo stile figurativo del tempo; lo stile bizantino presentava figure bidimensionali e frontali delle scene sacre, con Giotto, invece, le figure sembrano prendere vita in un contesto reale, con una particolare resa volumetrica dei corpi, tramite un accentuato chiaroscuro.

Giotto era capace di ambientare le proprie scene in un ambiente architettonico fittizio, disegnato secondo una prospettiva ed uno scorcio laterale, viaggiò e lavorò, nella sua vita  tra Roma, Firenze, Rimini, Padova, confrontandosi anche con altre grandi scuole artistiche.

Ad Assisi, incontriamo una delle sue opere più belle, nel cantiere delle Basilica di Assisi, basilica  composta da due chiese sovrapposte, una pianta inferiore con cappelle dipinte da artisti diversi ed una pianta superiore con un’iconografia molto precisa dove le storie dell’antico e del nuovo testamento sono collegate dal racconto della vita di San Francesco , secondo la narrazione di San Bonaventura del 1260.

Tra il 1277 e il 1280 fu proprio Cimabue a cominciare i lavoro iconografici nel cantiere di Assisi, con alcuni collaboratori tra cui Duccio di Buoninsegna, ed è proprio in questo cantiere nel registro inferiore, al di sotto delle finestre , lungo la navata, che Giotto si fa protagonista indiscusso.

Qui ,Giotto, rappresenta in un ciclo di 28 affreschi, di 270×230 cm, la  figura e la vita del santo, rappresentato , per la prima volta come uomo tra le persone, nella natura , in spazi reali architettonici reali, anticipando , in alcune scene la ricerca sulla prospettiva.

Dello stesso periodo è l’opera realizzata per la chiesa di San Francesco di Pisa  e conservata, oggi,  al Louvre di Parigi, raffigurante le Stigmate di San Francesco.

A Firenze, il primo capolavoro di Giotto è il grande Crocifisso di Santa Maria Novella, probabilmente  contemporaneo alle Storie di San Francesco della Basilica superiore, è il primo soggetto che Giotto affronta in maniera rivoluzionaria, ancora una volta, in contrasto con l’iconografia ormai canonizzata dell’artista Giunta Pisano del Christus patiens inarcato sinuosamente a sinistra.

Giotto, invece, dipinse il corpo morto in maniera verticale, con le gambe piegate che ne fanno intuire tutto il peso in una forma umana e popolare; in queste novità è contenuto tutto il senso della sua arte e della nuova sensibilità religiosa che restituisce al Cristo la sua dimensione terrena e da questa trae il senso spirituale più profondo.

Solo l’aureola ricorda la sua natura divina, ma mostra le sembianze di un uomo umile, realmente sofferente, con il quale l’osservatore potesse confrontare le sue pene.

ra il 1304 e il 1306, realizzerà a Padova la decorazione della Cappella degli Scrovegni, fatta costruire da Enrico Scrovegni per espiare i peccati del padre, qui Giotto dipinse, dividendolo in 40 scene, un ciclo incentrato sul tema della Salvezza, da Dio che avvia la sua  riconciliazione con l’uomo, alle storie di Gioacchino ed Anna.

Dalle le storie di Maria all’Annunciazione e alla Visitazione, dalle storie della vicenda terrena di Gesù, fino al riquadro del Tradimento di Giuda, e ancora dalla Discesa dello Spirito Santo sugli apostoli all’ l’ultima scena, che occupa l’intera controfacciata rappresenta il Giudizio universale e la visione del Paradiso.

In queste raffigurazioni, nella cappella, la pittura di Giotto dimostrò una sua  piena maturità espressiva.

I riquadri sono tutti d’identica dimensione, le decorazioni, le architetture simulate ed i due finti coretti prospettici che simulano un’apertura sulla parete, sono tutti elementi che obbediscono ad una visione unitaria, non solo prospettica ma anche cromatica; domina infatti il blu intensissimo della volta che si ripete in ogni scena.

Gli ambienti naturali e le architetture sono costruite come vere e proprie scatole prospettiche, mentre le figure sono solide e voluminose e rese ancora più salde dalle variazioni cromatiche, dove i toni dei colori si schiariscono nelle zone sporgenti, la resa delle figure è umana e realistica e non stilizzata.

Le scene sono dotate di una vivace narrazione, sono solenni ma sintetiche, le emozioni e gli stati dell’anima sono evidenti, eloquenza di gesti e espressioni. È una pittura capace di rendere l’umanità dei personaggi sacri.

E’ sempre riduttivo parlare di un grande artista in poche righe, solo attraverso una piccola parte della sua produzione; molte altre opere come la Madonna di Ognissanti del 1310 che oggi si trova agli Uffizi, le opere in Santa Croce a Firenze, la Cappella Bardi e la Cappella Peruzzi, parlano della grande pittura di Giotto che lavorò a Napoli per gli Angiò, a Bologna e realizzò a Firenze il famoso Campanile di Giotto, spegnendosi a Firenze nel 1337.

Vi aspetto alla  prossima nuova emozione di Dreaming of Art .


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Sono un'artista italiana, Internazionale, la mia ambizione è guidarvi nell' Arte e scoprire la sua connessione con la Vita.

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