Perchè la cucina

Perchè la cucina

I motivi della mia scelta

Quando cinque anni fa iniziai a lavorare in cucina, potevo solo immaginare a cosa sarei andato incontro. Cercarono di persuadermi in molti, avvisandomi che tutte quelle ore di lavoro sarebbero state pesanti da sopportare, con le urla degli chef, le ustioni, i lividi, i tagli e le lacrime. Alcuni mi chiedevano se ero sicuro della scelta, altri m’offrivano, addirittura, di lavorare con loro piuttosto che vedermi costretto a quello che poteva sembrargli un supplizio insostenibile.

Eppure, quel 20 Dicembre di cinque anni fa entrai in cucina da completo profano, alle spalle, in effetti, avevo studi prettamente umanistici: nulla che potesse riguardare lavori manuali comunque.

L’unico motivo che mi spinse a questa scelta, era un’innaturale curiosità verso la materia e il singolarepiacere che traevo dal lavorare col cibo.

Molto presto, tuttavia, mi resi conto che ragioni del genere sono effimere e vengono spazzate via molto velocemente da tutte quelle controindicazioni di cui ero stato messo al corrente. Perciò, essendo fisiologicamente e filosoficamente contrario alla rinuncia, mi misi a cercare, dentro e fuori di me, una ragione abbastanza forte da permettermi di continuare il mio percorso.

Lessi storie simili alla mia; ragazzi schiacciati dal peso di questo mestiere che s’intestardirono e, infine, trovarono la loro personalissima ragione: certi avevano l’attività di famiglia da ereditare, certi volevano viaggiare, far soldi, alcuni avevano talento, altri pensavano d’averlo, chi pensava di saper fare solo quello, chi lo faceva perchè “tutti dobbiamo mangiare, qualcuno dovrà preparare”, chi ha passione, chi ha estro, chi lo faceva per la fama, chi per la fame.

Personalmente, ho trovato la mia ragione nella moltitudine di piccole cose che compongono l’atto di cucinare per i commensali: gli attrezzi puliti e pronti a servire, il morboso ripasso mentale dei compiti da svolgere per essere pronti, i minuti prima d’una grande serata con l’ansia che possa andar male per una sciocchezza e l’eccitazione prima che si scateni l’inferno attorno a te, la ricerca insostenibile della perfezione, i gesti precisi e netti, l’atto rispettoso dell’impiattare.

Ora, a distanza di cinque anni, mi sento di poter affermare una sola cosa con certezza: non è tanto importante per quale motivo ci s’innamora di un’arte, piuttosto, è importante trovare una ragione che ci faccia tornare, dopo che ce n’eravamo andati.


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