Il leone stanco

Il leone stanco

Commento all'intervista rilasciata da Gualtiero Marchesi

L’ultima intervista rilasciata a Panorama dal maestro della cucina italiana Gualtiero Marchesi sembra aver riscosso molto insuccesso, sia tra gli addetti ai lavori, che tra i giornalisti.

L’ironia e la schiettezza con cui lo chef risponde alle domande volutamente maliziose, sono apparse ai più prova d’una dirompente arroganza, nonché mancanza di stile.

Già in passato il maestro non aveva fatto segreto della sua bassa considerazione per le guide gastronomiche e gli show culinari. Questa volta, però, Gualtiero Marchesi non s’è fatto scrupoli ad usare toni e termini a dir poco coloriti ed offensivi.

Non riporterò stralci dell’intervista, poiché sarebbe riduttivo e fuorviante,  come lo è stato per me leggerne alcuni in articoli dove  lo chef  viene tacciato d’ineleganza. Vorrei invece proporre una diversa interpretazione.

Ho letto le parole di un uomo stremato e arrabbiato. Il maestro di un’arte che si vede sorpassare a ragione o torto dal nuovo,  in un mondo che infondo anche lui ha contribuito a creare.  Attacca le guide criticando gli chef all’apice di quest’ultime, senza aver assaggiato i loro piatti e senza conoscerli, ma facendo suoi commenti  d’altre persone. Cade quasi nel ridicolo innalzando la cucina su tutte le arti, affermando che è l’unica a includere la scienza: forse Feynman non sarebbe molto d’accordo.

S’esprime sul vino e i programmi televisivi come farebbe chi non ha nulla da perdere: volutamente volgare e sprezzante, per essere sicuro che l’interlocutore capisca e sia certo della sincerità dei suoi pensieri. Ammette una stanchezza che non tenta nemmeno di mascherare, con risposte veloci e superficiali, a volte ingenue.

Più di una volta sembra di leggere le parole di un anziano che commenta acido e malinconico un cantiere in cui gli operai non lavorano come dovrebbero; vorresti correggerlo, spiegargli perché fanno in quel modo, ma capisci che sarebbe tempo perso. Torni a leggere in silenzio.

L’intervista dà voce ad un leone logorato e ferito, che si sente messo da parte da leoni più giovani, che da lui hanno imparato tanto, ma che hanno sorpassato i suoi insegnamenti, e come spesso accade il leone non accetta questo processo necessario e inarrestabile; ruggisce, graffia l’aria, e tutto quello che riceve in cambio è compassione e delusione.

Su diversi temi, non si può che essere d’accordo con Marchesi, che forse ha la sola colpa d’aver amato e d’amare il suo mestiere, che in tutti questi anni è cambiato, ed ora è irriconoscibile ai suoi occhi.

L’ineleganza non è solo nelle parole o nei toni, ma nello snobbare e criticare una realtà di cui si fa parte e a cui tuttavia ci si conforma, invece d’edificare qualcosa di diverso, che possa essere più stimolante della becera fama televisiva per le future generazioni di cuochi: infondo, è questo che ci si aspetterebbe da un maestro.


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