I riflettori in cucina

I riflettori in cucina

Esposizione mediatica della cucina

La cucina sta vivendo il suo periodo di massimo clamore; basta entrare in libreria o accendere la televisione per rendersene conto: in ogni istante siamo sommersi da consigli, segreti e ingredienti.

Non passa giorno in cui uno chef non sia presente in qualche talk show per dispensare la propria opinione, o, più banalmente, una ricetta; alcuni, addirittura, prendono le redini di programmi televisivi improvvisandosi presentatori, giudici e carnefici allo stesso tempo, creando intorno alla loro immagine, un alone da superuomo da far invidia a Nietzsche.

Inizialmente questo nuovo modo di trasmettere la cultura del cibo, si dedicava alla celebrazione d’un arte spesso sminuita e snobbata dal grande pubblico. Si mostrava cosa significa lavorare in una cucina, si spiegava perché il piatto proveniente da un continente lontano può essere più vicino a noi di quello della regione accanto alla nostra. Oggi ci troviamo circondati e surclassati: siamo giunti al trattare come professionisti dei cuochi amatoriali, che vorrebbero fare della loro passione il loro mestiere, sottoponendoli a test senza senso e facendogli sopportare ore di stress prive di significato.

Ancora non sappiamo a cosa porterà questa sovraesposizione mediatica, né se sia un bene per la Cucina. Si dovrà attendere che la generazione di cuochi nati in tv e nei blog dimostri cos’ha appreso da queste nuove esperienze trasformandole in ricette e portando qualcosa d’innovativo e sofisticato.

Nonostante tutti i libri e i programmi televisivi, la maggior parte delle persone trova  ancora sconsiderato spendere un patrimonio per mangiare “50 grammi di pasta”. Non si riesce, cioè, a comprendere quello che un piatto ci vuole comunicare: è come se Charlie Parker comparisse col suo sax in mezzo ad una discoteca; certi potrebbero anche capirlo, ma la maggior parte chiederebbe di togliergli quel tubo dalla bocca. Alcuni neppure lo sentirebbero.

Il mondo culinario d’oggi è costellato da cuochi e pasticceri formidabili. Professionisti formatisi con anni di studio e lavoro, capaci di rivisitare, migliorare e superare la tradizione. Questi veri e propri artisti del gusto non si fermano alla sola ricerca del piacere del palato, ma studiano modi per esprimere concetti con un piatto, per nutrire la nostra mente oltre che il corpo. Creano combinazioni che stupiscano o che stimolino la memoria, fondano nuovi modi di intendere la cucina e il mangiare.

Invece di sfruttare il crescente interesse mediatico per far conoscere quest’arte, si preferisce mostrare insulti, pentole volanti, grida e piagnistei di cuochi amatoriali che vengono costretti ad inventare piatti nel giro di trenta minuti con risultati per lo più ridicoli.Questo fenomeno rischia di distorcere la realtà: in cucina a nessuno viene chiesto di creare una pietanza dal nulla, nessuno si ferma in mezzo al servizio per piangere, nessuno insulta gratuitamente e per nessuno la cucina è uno scherzo o un gioco.

La cucina è una cosa seria e questo, forse, lo dobbiamo imparare tutti.


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