Distruggere i muri

Distruggere i muri

Entrare in cucina è come entrare in un universo parallelo: chiunque ne faccia parte può rendersene conto.

È una vita che si avvinghia a te senza lasciarti respiro. Ti fa pensare che non farai altro se non restare rinchiuso tra quattro mura, mentre fuori  il mondo corre e tu quel mondo te lo stai perdendo. Hai paura di uscire e trovare qualcosa di diverso, che non ti piace, d’aver mancato qualcosa d’importante che avresti potuto vedere. Spesso ti senti uno straniero, lontano da tutti gli affetti. Ti ritrovi a rincorrere il tempo dormendo solo cinque ore per notte, così da poterti dedicare qualche momento. Il Venerdì finisci di lavorare quando tutti gli altri escono per andare a ballare o a bere qualcosa con gli amici, tu invece non puoi uscire. Il giorno dopo devi alzarti presto per prepararti al servizio. L’umiltà ti viene imposta dallo chef con le rarissime pacche sul spalle per complimentarsi e, più frequentemente, dalle urla per un errore commesso. Le tue armi sono le mani e la fantasia, tutto deve correre il più veloce possibile, su due metri di bancone d’acciaio. Arrivi ad odiarlo quel lavoro che ti ruba la vita e se non sei in grado d’affrontare quei muri, rischi di costruirtene altri intorno.


Ti sbagli.

La cucina ti mette alla prova ogni giorno per giudicare la tua sincerità, per  farsi conquistare dalla tenacia e dalla voglia, finchè non diventi parte di lei o semplicemente lasci. E se ne diventi parte, t’accorgi di quanto ti sia stato reso in cambio di tutta la tua passione, quanto mondo possa attraversare un solo piatto con tutti i suoi modi per farsi capire e interpretare o quante idee possano esserci dietro un ingrediente. Impari a far uscire la tua mente da quei muri per andare a cercare quella sensazione o quel ricordo che vuoi  dare al piatto. La cucina t’insegna a confrontarti con quello che eri quando un profumo o un sapore  ti si ripresenta. Così cresci, ed impari da te stesso, dalla persona che eri in passato. Questa è la forza della cucina, farti rivivere un ricordo con un solo boccone.

Ecco allora il segreto di quest’arte: saper vedere, ascoltare e sentire il viaggio che si compie stando fermi dentro quelle quattro mura.


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