Itinerario tra Odissea e Grock. Intervista a Sergio Maifredi.

Itinerario tra Odissea e Grock. Intervista a Sergio Maifredi.

Antonio Carli intervista Sergio Maifredi

Conosco Sergio da molti anni, abbiamo cominciato a fare teatro praticamente insieme al Teatro della Tosse, come regista lui, attore io entrambi “emergenti” o “esordienti” che dir si voglia..
Da allora ho avuto modo di collaborare con lui in diverse produzioni alla Tosse, sia come regista, che assistente alla regia di Tonino Conte, che come direttore organizzativo nell’ultimo periodo.
Posso dire di Sergio che è persona estremamente competente ed esperta di TEATRO, infatti la sua competenza è trasversale, ossia va dall’allestimento, alla regia, al difficile aspetto amministrativo e produttivo, inoltre da sempre è un artista appassionato alla ricerca di forme nuove di espressione teatrale e sperimentazione di spazi, esploratore di generi, con la capacità di fondere tradizioni classiche ed influenze moderne senza ricadere nel “modernismo” di cattivo gusto.
È un innovatore tradizionalista, se mi consentite l’apparente contraddizione, caratteristica questa che lo ha portato ad essere, dopo l’esperienza Tosse, regista stabile in Polonia al teatro di Poznan, Direttore artistico delle manifestazioni della città di Barletta, Direttore organizzativo del Teatro Vittoria di Roma, Direttore e fondatore di Teatro Pubblico Ligure, Direttore Artistico e organizzativo, nonché fondatore ed ideatore del Festival Grock di Imperia (11 edizioni) e la cosa straordinaria è che tutte queste cose sono avvenute contemporaneamente!
Si può dire che Sergio è un direttore itinerante, in tournee perenne, con zainetto, pc e trolley da viaggio sempre pronto.

Caro Sergio, si è appena conclusa l’esperienza dell’undicesimo Festival Grock, (a cui collaboro da diversi anni), con il premio conferito ai Black Blues Brothers, 5 artisti Kenioti, che abbinano alla musica uno spettacolo di acrobazie di alto impatto fisico e visivo, con cui hai registrato un tutto esaurito a Villa Scarsella a Diano Marina, in una sera di ottobre non proprio caldissima, segno che il TEATRO quando funziona è ancora capace di portare la gente?
S.: Caro Antonio, nelle tue parole riconosco l’amico e l’uomo di teatro a cui devo molto, sia per la generosità da attore con cui hai condiviso alcuni miei spettacoli sia per le tue capacità di creare cortocircuiti virtuosi nel nostro ambiente di lavoro.
Il Festival Grock è molto amato dal pubblico ed il teatro, in modo particolare il teatro fisico, dove non è possibile “barare” è un mezzo di comunicazione immediata, che supera barriere linguistiche o sociali.Cosa pensi di questo festival e del suo rapporto con città, regione ed istituzioni locali e non?
S. Penso che ha ancora molti spazi di crescita. Credo che ora debba dialogare con l’intero Ponente Ligure, pensando ad una coralità di luoghi pronti a festeggiare Grock e la sua arte.Che risposta hai avuto dal pubblico, che è poi il vero interlocutore dello spettacolo, in questi anni?
S. Buona, sempre affezionato il pubblico, sempre pronto a farsi sorprendere. Attento ed esigente.Ti ho definito ironicamente direttore itinerante, quanto di vero c’è in questa definizione e perché?
S. E’ vera, ti sto rispondendo ora scrivendo sul mio ipad, con lo zainetto accanto mentre un treno dopo 500 km mi riporta nella mia terra di Liguria.

Ti sei sempre distinto per la volontà di uscire dagli schemicreare nuovi formati e percorsi trasversali per accedere all’arte ed allo spettacolo, a volte anche con accostamenti azzardati, ma sempre affascinanti e rigorosi, come puoi definire questa tua cifra?
S. Cerco di essere libero. Di non essere legato ad una particolare etichetta di genere. Non mi basta essere solo regista dei miei spettacoli, sento l’esigenza di produrli, di curare il processo dall’inizio alla fine. E poi mi piace pensare ad un teatro come ad una casa editrice, dove il mio compito è quello di accostare artisti diversi, come voci della stessa collana, come parte di un percorso narrativo, per questo creare una stagione teatrale per me è come fare una regia lunga un anno.

Una delle tue più recenti creazioni che ha ottenuto e sta ottenendo grande successo è “Odissea, un racconto mediterraneo” con grandi interpreti, ci vuoi raccontare questo progetto?
S. Per me è il big bang del teatro l’Odissea. Omero è cantore, ma Odisseo stesso è cantore. Lì nasce il racconto, il primo racconto della letteratura occidentale e nasce in forma orale, perché quella parola ha bisogno di vivere in uno spazio tridimensionale, non solo nel rapporto privato tra pagina e lettore.

Ho affidato i vari canti a grandi cantori contemporanei da Paolo Rossi a Moni Ovadia a tanti altri straordinari artisti.So che ti sta molto a cuore la Liguria, ci vuoi spiegare cos’è, o meglio cosa vorrebbe diventare Teatro Pubblico Ligure?
S. TPL immagina la Liguria come un unico palcoscenico, la nostra missione è valorizzarla attraverso progetti culturali. Vorremmo creare nuove relazioni con nuove amministrazioni ed insieme creare progetti unici, capaci di catalizzare attenzione con la forza di un idea originale.
C’è qualche obbiettivo che vorresti realizzare nei prossimi anni che ti sta particolarmente a cuore?
S. Creare un network su scala italiana, europea e mediterranea di strutture analoghe alla nostra per realizzare progetti ampi per estensione geografica ma curati artigianalmente nei dettagli e nei rapporti umani.
Sergio Maifredi


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