RECENSIONE FESTIVAL VEREZZI: DIECI PICCOLI INDIANI... E NON RIMASE NESSUNO

RECENSIONE FESTIVAL VEREZZI: DIECI PICCOLI INDIANI... E NON RIMASE NESSUNO

Recensione di DIECI PICCOLI INDIANI... E NON RIMASE NESSUNO. Prima Nazionale al Festival di Borgio Verezzi

Il 19 luglio arrivo a Borgio Verezzi che non è ancora sera.Vista mare, rondini e gente dal viso rilassato e disponibile. Splendido.
Mi concedo una meravigliosa cenetta pre-spettacolo, sulla terrazza dell’ “Antica Osteria del Bergallo” e pacificamente arrivano le 21.00.

Passeggio per i caruggi del paese e approdo nella bella piazza, allestita con il palco.Questa edizione del noto Festival è particolarmente importante: si festeggiano cinquant’anni di Prime Nazionali! Da anni la direzione artistica è affidata a Stefano Delfino. Giornalista di spessore, che cura la selezione degli artisti e la buona riuscita del Festival.

Ringrazio Marina Beltrame per avermi prenotato un posto tra le prime file.

Mi accomodo e con entusiasmo ammiro la bellezza delle scene a cura del grande Alessandro Chiti: una struttura che ricorda l’ingresso di un qualche grande e ricco palazzo in stile Art-Decò.
Colori freddi, ambiente quasi simmetrico. Contrasto visivo dello sfarzo minimalista dell’ambiente.In poco tempo la piazza si riempie e un annuncio vocale ci prepara all’inizio dello spettacolo.Luci, silenzio… quello dell’inizio, e…


Il maggiordomo (Pierluigi Corallo) e la sua signora (Giulia Morgani), che è la cameriera in carica per l’attesa dei Lor Signori, aprono la scena con un’ansia palpabile in ogni rivolo di spazio tempo: si trovano in questa casa enorme… l’unica casa di un’isola deserta, in mezzo all’oceano.

Siamo nel 1939; epoca in cui l’Europa è alle soglie della guerra.Sono in attesa di dieci ospiti in arrivo dal mare e con loro, i padroni di casa: Mr. U.N. Owen e la sua Signora.

Una premessa che già descrive ottimamente quello di stato di tensione che caratterizzerà tutto lo spettacolo.I primi a giungere sull’isola sono Vera Claytone (Caterina Misasi), che si presenta come la segretaria dei signori Owen, annunciando che il loro arrivo sull’isola non sarà che per l’indomani.

Insieme a Vera, arriva anche Blore (Mattia Sbragia).Meravigliosi i costumi, curati da Adele Bargilli; la sapienza di palco che si percepisce immediatamente dagli attori.Uno ad uno arrivano tutti gli ospiti; tutti e dieci: Capitano Lombard (Pietro Bontempo), Blore (Leonardo Sbragia), Emily Brent (Ivana Monti), Giudice Wargrave (Luciano Virgilio), Generale Mackenzie (Alarico Salaroli), Dottor Armstrong (Carlo Simoni).

Osservo con entusiasmo, lo stile del teatro classico da parte delle varie interpretazioni. Questo di certo contribuisce ad accompagnare noi spettatori in quel presente… quello degli anni ’40.

L’impostazione vocale, il modo di agire nello spazio scenico è tecnicamente perfetto.
Con quanto matematica precisione, inoltre, si muovono queste dieci persone sul palco: ogni posizione è il disegno di una linea geometrica di riempimento.

Una sequenza fisica costante, ricercata. Precisa.Che bellezza…Stupisce grandemente anche la scenografia del Maestro Chiti, che al momento di servire la cena, ci propone la tavola degli aristocratici commensali, a comparsa da sotto le gradinate centrali: si apre una botola frontale e la lunga tavola imbandita, esce muovendosi da se… ricordandomi l’incasso di una bara, nel loculo.Sottile, pulito, geniale.Meraviglioso!Un elemento centrale della scenografia è il pilastro sul quale è impressa la famosa filastrocca presente nelle pagine del libro.Imponente.Inquietante.

Nella forma e nello stile.Parole impresse nella materia che anticipano la morte di ognuno degli ospiti.Ogni strofa è l’esatta descrizione di come avverrà il fatto.Una strategia di omicidio, studiata e avvenuta con la classe di chi non vuole sporcarsi le mani.Potente, non ingannevole il lento crescendo di consapevolezza dei dieci aristocratici, che man mano si accorgono della “strana profezia” dettata dalle parole impresse sul pilastro.

Una profezia che sul finale si rivela; dichiarando la presenza dell’assassino proprio fra gli ospiti… ormai rimasti solo in due.Riporto le parole del regista Ricard Reguant:“Questi dieci piccoli indiani, sono vittime o assassini? Questa è la stessa domanda che la scrittrice pone a se stessa, mostrando al pubblico il lato nascosto di una classe borghese e aristocratica, mischiati insieme in un’unica arena, rivelando le proprie carenze, facendoli confrontare e sbranare per la sopravvivenza fino a diventare esseri volgari e ordinari.”

Tutto sembra descrivere perfettamente una vendetta della scrittrice verso la classe dirigente inglese, alla quale lei stessa appartiene e dalla quale vuole evadere.Questo fa di lei il carnefice dei suoi personaggi.Uno spettacolo che presenta varie generazioni di stile artistico e teatrale.Una storia mozzafiato, interpretata da grandi professionisti.

Bello davvero.

Talmente tanto che, pur non amando i gialli, mi ha invogliato a conoscere le storie di questa geniale e famosissima scrittrice inglese.Inizierò proprio da quest’isola…

Alla prossima


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L'arte è meravigliosa forma di comunicazione. Il teatro, la scrittura, i rapporti umani sono la poesia che scelgo per la mia vita

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