PORTE APERTE A...ITALIANESI - DI E CON SAVERIO LA RUINA -

PORTE APERTE A...ITALIANESI - DI E CON SAVERIO LA RUINA -

Grande prova attoriale per Saverio La Ruina.

Che bellezza anche lo scorso sabato al Teatro dell’Albero...

Il mio arrivo questa volta è stato parecchio in anticipo... mi sono goduta ancora un po’ di luce prima di entrare in teatro.

E’ la mia parentesi di tempo. Non un’attesa.

Il mio Stare inizia già dal dehor; come sempre.

Eccoci ad entrare e il mio posto questa sera è in prima fila, accanto al direttore artistico dell’Albero, Franco La Sacra.

In scena, la sedia.

Non casuale la scelta di questo articolo... scenografia essenziale, per una grande storia da raccontare. Una sedia in ferro. Una sedia che sa di prigione.

Sarà Saverio La Ruina a riempirci l’anima.

ITALIANESI è la storia che vivremo questa sera. La storia di Tonino.

Tonino è un uomo di origine Italiana, nato in Albania.

Un uomo al quale è stata negata la libertà per quarant’anni.

Un uomo che ha vissuto fino a quarant’anni in campo di prigionia.

Quella di Tonino è una storia vera.

Quella di Tonino è una delle migliaia di storie d’italiani, internati in Albania a causa di ragioni politiche e di guerra.

Ragioni che rendono colpevoli questi uomini, di essere parte di un regime salito al potere dopo il Secondo Conflitto Mondiale.

Tonino, come tanti cresce col mito dell’Italia, per quarant’anni.

E' solo un bambino... un bambino che, al porto, insieme ai suoi genitori aspetta il “draghetto” (come lo chiama Tonino... ha imparato la sua lingua nel campo) che li avrebbe portati in Italia.

Invece quel “draghetto” porta via solo suo padre; che rivedrà dopo più trent’anni... quando gli sarà concesso di approdare in Italia.

“ogni volta che toccavo il mare, mi sembrava di toccare papà... ho imparato a nuotare cercando di raggiungere l’Italia a nuoto... ”.

Questa frase non ha bisogno di nient’altro.

In campo di prigionia, Tonino gioca a calcio, impara un mestiere e diventa sarto, s’innamora...

S’innamora della ragazza con i capelli color del grano e gli occhi color del cielo.

S’innamora di Selma, che poi diventa sua moglie.

Tonino e Selma hanno tre figli, che lei partorisce in campo di prigionia. Il primo figlio si chiama Leone. Come il padre di Tonino.

Una vita chiusi in una scatola buia, con il grande sogno dell’Italia. L’Italia... dipinta dall’immaginazione, come il più bello dei luoghi. Con il sogno di ciò che la sua superficie rappresenta... la Patria dell’arte, della musica... la Patria dalle pareti color arcobaleno...

In campo di prigionia, Tonino è stato pestato.

Pestato a sangue.

Pestato al punto da spezzargli un ginocchio.

Tonino è zoppo.

Tonino non abbandona il suo sogno. Albanese figlio d’italiani, al quale è stato negato l’accesso nella sua terra d’origine. Tonino sa che quel giorno arriverà.

Approda nel Bel Paese, con tutta la sua famiglia. Finalmente.

Pieno di speranze.

Ecco... ora... per il popolo italiano, lui e la sua famiglia sono una famiglia di albanesi.

Sono una famiglia senza una vera identità. Da una parte e dall’altra.

Sono una famiglia di ITALIANESI.

ITALIANESI è una storia che ti prende il cuore.

La storia di questo piccolo grande uomo, che interpreta Saverio La Ruina.

Un uomo per il quale speri e desideri respiro... per il quale ti domandi con rabbia, perché il non caso della vita ha voluto una prova tanto ardua, per questa persona dal grande cuore e la forza di un leone. E continui e pesare l’ingiustizia della sua sorte.

Un grande senso d’impotenza, di tenerezza infinita di fronte a qualcosa che umanamente rappresenta il fardello di un uomo innocente. Un fardello che ha dovuto sopportare per un’intera vita.

Grande prova attoriale per Saverio La Ruina.

Per tutto il tempo ha saputo mantenere nel pubblico quel senso d’intimità che ha reso tutto più reale. Un silenzio pieno. La sua voce calda dai toni lievi, sottolinea ancor di più la fatica e la sofferenza di Tonino.

Ritmo che varia dalla poesia allo scandire dei fatti, molto spesso cadenzati dal suono di quella gamba claudicante. Come il battere delle ore. Come qualcosa che non puoi evitare di sentire; di vedere. E’ lì... e rappresenta la violenza di vittime che come lui hanno subito i soprusi dell’ingiustizia politica.

Ringrazio Saverio La Ruina, per avermi riempito il cuore e per aver portato il mio pensiero anche a tutte quelle persone che oggi vivono senza un luogo, senza una Patria. E non per scelta loro.

Amanda Fagiani


  • 0
  • 0
  • 1
  • 0
  • 1

  (0)   Commenti


L'arte è meravigliosa forma di comunicazione. Il teatro, la scrittura, i rapporti umani sono la poesia che scelgo per la mia vita

Vedi tutti gli articoli di Amanda Fagiani

Blogger Verificato