MASSIMO WERTMULLER AL TEATRO DELL'ALBERO

MASSIMO WERTMULLER AL TEATRO DELL'ALBERO

Massimo Wertmuller, con IL PELLEGRINO.

Di nuovo in questo bel Teatro di San Lorenzo al Mare; Il Teatro dell’Albero.Arrivo di corsa, dopo aver lasciato il mio bimbo a casa con i nonni e recuperato l’auto in prestito, per il rotto della cuffia! Dalla serie: “Se vuoi, puoi.”

Ed eccomi qui.

Ringrazio l’entità che premia la tenacia e la passione per il teatro, perché approdata nel bel dehor de “l’Albero”, vedo la gente ancora fuori, che chiacchiera tranquilla.

Mi siedo sul muretto e attendo ascoltando il gracidare delle rane.

Che bel senso di tranquillità e di poesia mi da questo luogo... la sera diventa magico.

Ecco, si entra. Riceviamo sorrisi e cortesia. Ho di nuovo il mio posto, offerto da Franco La Sacra.Sarà in scena Massimo Wertmuller, con IL PELLEGRINO.

La magia questa sera ci porterà a Roma, negli anni venti dell’Ottocento.In scena soltanto una sedia, con lo schienale rivolto al pubblico.

Tutti al proprio posto e, con quel sensibile non dire, dopo poco cala il silenzio.

Buio.

Luce sulla sedia.

Entra Massimo e siamo già a Roma: ritmo incalzante nei movimenti e nel dire. Un dire che sa di casa, per questo eccezionale attore: l’accento è chiaramente romanesco.

Meraviglioso quanto in uno spazio di tempo brevissimo, quest’artista riesca a variare nei toni, nelle intenzioni, nelle movenze e nei caratteri.

Vedo in lui accenti ben evidenti sullo stile di Proietti, Commedia dell’Arte, Teatro di Narrazione.

Lo osservo con entusiasmo e curiosità ed è magistrale la naturalezza con la quale gestisce lo spazio scenico, mantenendo Verità per venticinque personaggi!Sono a bocca aperta.

E la scena, che visivamente è allestita solo dalla sedia, si anima di mille ambienti e situazioni.

Un vero Maestro, Massimo Wertmuller.

La storia che porta in scena, scritta e diretta dal grande Pierpaolo Palladino, racconta dell’amicizia importante tra Ninetto e il Conte Enrico, amabilmente chiamato“il Contino” dallo stesso Ninetto.

Il Conte Enrico è il Pellegrino: giovane giacobino giunto a Roma, da Milano.

E’ il personaggio di Ninetto, il vetturino del Conte Enrico (nipote di Sua Eminenza il Cardinale Caracciolo), a rivolgersi al pubblico.

Ninetto è il ponte tra “quella Roma” e noi di questo tempo: viaggio con loro a bordo della diligenza, sulle strade dissestate di Roma: luci, colori, profumi e miasmi; uomini di ogni genere e di ogni luogo. Vivo tutto.

Quel che continua ad affascinarmi è soprattutto la tranquillità con la quale Massimo agisce. Una tranquillità che solo i grandi hanno.

Consapevolezza, mestiere, sapienza.Una Tranquillità che fa sentire a proprio agio, ogni tipo di spettatore.

La presenza scenica di Massimo Wertmuller, accompagna stupendamente la bellezza di questa storia:

Ci sono situazioni e dinamiche umane, che sono eterne.Ci sono domande che l’uomo si pone da secoli.Da cosa dipende il modo di porsi che ha l’uomo, nei confronti del prossimo?Chi ha scelto che le regole debbano necessariamente essere quelle che conosciamo?E’ un senso di appartenenza, che non sempre è sano, a mantenerci nei ranghi. A stare in uno standard.E allora cos’è la Libertà?Cosa siamo disposti a rischiare, per la Libertà?Il Conte Enrico rappresenta la purezza di una coscienza innocente.

Rappresenta qualcuno che brilla di luce propria, in un mondo corrotto e maleodorante.

Una luce fastidiosa per molti e un bagliore rigenerante per altri.

Il Conte Enrico ha un credo.Crede nell’amore.

E da uomo libero, sceglie.

Tutto ciò che gli sta intorno, è mancanza di volontà e di forza morale.Tranne Ninetto; che in tutto questo non sempre comprende e comunque difende la delicatezza di quest’uomo; che appare quasi indifeso, anacronistico in ogni tempo.Forse lo sarebbe anche oggi.

Spettacolo di una comicità disarmante.Disarmante, perché sottile e delicata nel suo rivelare grandi limiti dell’uomo, attraverso un accento romano, romanesco e altre sfumature dialettali della Ciociaria; grazie alle quali “ci si sente a casa” e disposti all’ascolto, al sorriso.

L’immagine che meglio mi descrive il senso della storia è una bilancia: su un piatto l'innocenza e la poesia, rappresentata dal Pellegrino e sull’altro piatto, i noduli e le ombre della corruzione. Chi osserva e prende le misure è Ninetto. Lui ha questa fortuna. Lui riesce a vedere. Con noi.

Respiro la malinconia della bellezza di Roma, che non riesce brillare quanto potrebbe.Rido per il modo.Rodo per la consapevolezza che, invece, di anacronistico non ha nulla.Purtroppo.Uno spettacolo che vale la pena.Amanda Fagiani


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L'arte è meravigliosa forma di comunicazione. Il teatro, la scrittura, i rapporti umani sono la poesia che scelgo per la mia vita

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