Quegli Stradivari non stagionati: la scoperta nella monografia ‘Antonio Stradivari’ di Jost Thö

Quegli Stradivari non stagionati: la scoperta nella monografia ‘Antonio Stradivari’ di Jost Thö

Le analisi dendrocronologiche condotte dall’olandese Arjan Versteeg fanno luce sui processi costruttivi del maestro cremonese

“Stradivari utilizzò principalmente legno fresco per le casse armoniche dei suoi strumenti”: lo sostiene l’esperto di dendrocronologia Arjan Versteeg nella monografia dedicata al sommo liutaio pubblicata da Edizioni Jost Thöne. Un’affermazione che sembra contraddire apertamente il principio comunemente riconosciuto secondo cui una lunga stagionatura dei legni è fondamentale per la qualità del suono e la stabilità dei violini. Versteeg è giunto a tale conclusione dopo le approfondite analisi sviluppate sulla base di un accurato sistema di datazione e identificazione della provenienza dei legni. Metodo e risultati delle indagini scientifiche verranno presentati nell’ambito di Cremona Musica International Exhibitions – il più importante appuntamento a livello globale per gli operatori professionali della grande musica – nelle giornate di venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre alle 17.30 e domenica 2 ottobre alle 12,45.

IL METODO STRADIVARIANO

Le analisi di Versteeg si concentrano in particolare sulla comparazione fra le parti di strumenti diversi ricavate da uno stesso albero. Stradivari, come è noto, sceglieva con estrema cura i materiali per la costruzione dei suoi capolavori: non a caso gli esami dendrocronologici dimostrano che il maestro impiegò legni di una medesima pianta per strumenti costruiti anche a vent’anni di distanza l’uno dall’altro (ad esempio l’Admiral Kasherininov del 1710 e il Baldiani del 1730). La scelta di preferire legni freschi, con una stagionatura che in certi casi non supera i cinque anni, “potrebbe spiegarsi con gli elevati volumi di produzione della bottega stradivariana: le scorte venivano esaurite rapidamente e, perciò, il legno doveva essere acquistato di nuovo – osserva Versteeg –. D’altra parte, però, va considerato che Stradivari si sarebbe senza dubbio potuto permettere di acquistare grandi quantità di legno se avesse preferito utilizzare tavole stagionate”. Versteeg trae anche altre conclusioni: “Dal numero di tavole che certamente provengono dal medesimo albero è facile dedurre che Stradivari fosse solito acquistare la gran parte di una singola pianta. Un abete garantisce legno sufficiente per la fabbricazione di non più di 40 violini; ciò significa che Stradivari utilizzò il legno di almeno 15-20 alberi nella sua bottega”. Inoltre Versteeg specifica: “Nella metà degli strumenti presi in esame le due parti della tavola armonica provengono dallo stesso albero. Ciò indica che per il maestro Stradivari non era fondamentale che i due pezzi di una singola tavola fossero ricavati da porzioni adiacenti di legno”.

UN’EDIZIONE ECCEZIONALE.

 La monografia che l’editore Jost Thöne (anche grande esperto di liuteria e commerciante di violini) dedica ad Antonio Stradivari è il frutto di un lungo e meticoloso lavoro che, negli ultimi cinque anni, ha preso forma in quattro nuovi volumi che si aggiungono ai quattro già pubblicati in precedenza. In questi nuovi tomi le fotografie di alta qualità realizzate da Jan Rohrmann documentano e accompagnano ricerche scientifiche, testimonianze storiche, scansioni tomografiche e molto altro ancora. A Cremona Thöne e Versteeg offriranno spiegazioni sulla metodologia adottata e, soprattutto, illustreranno nel dettaglio le loro scoperte sui 300 strumenti stradivariani presi in esame.Comunicato stampaCremona, 14 settembre 2016


  • 0
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0

  (0)   Commenti